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November 2025

2025, un anno ancora sottoassicurato

Il 2025 si conferma un anno ancora segnato da profondi gap di protezione assicurativa, secondo il report della Global Federation of Insurance Associations (GFIA). Le aree più critiche riguardano salute, previdenza, catastrofi naturali e rischi cyber, lasciando milioni di persone senza un’adeguata copertura. Nonostante la crescente consapevolezza del ruolo dell’assicurazione come stabilizzatore finanziario, l’accesso a questi strumenti resta disomogeneo, con perdite non coperte da polizze che hanno raggiunto i 67 miliardi di dollari solo nella prima metà dell’anno.

Le principali barriere sono riassunte nelle quattro A: awareness, accessibility, affordability, availability, ovvero consapevolezza, accessibilità, convenienza e disponibilità. GFIA sottolinea che una regolamentazione proporzionata, politiche pubbliche lungimiranti e partnership pubblico-private sono essenziali per colmare i divari e promuovere l’innovazione.

Soluzioni già in atto, come le polizze parametriche, la microassicurazione e l’utilizzo di piattaforme digitali, dimostrano che è possibile ampliare la protezione assicurativa in modo sostenibile. Tuttavia, per avere un impatto globale, serve una strategia coordinata tra governi, regolatori e operatori, soprattutto in un contesto segnato da crisi climatiche, invecchiamento demografico e nuove vulnerabilità digitali.

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Intelligenza artificiale e tocco umano, ecco la chiave per la crescita delle imprese

L’ultimo “CEO Outlook” di KPMG conferma che le imprese stanno affrontando l’attuale contesto economico e geopolitico puntando su intelligenza artificiale e valorizzazione dei talenti. Il 72% dei CEO ha già adattato le strategie di crescita, combinando investimenti in AI, politiche di acquisizione e riqualificazione del personale, e operazioni di M&A, con una visione ottimista su ricavi e forza lavoro nei prossimi tre anni. Cresce l’urgenza di agire: se nel 2024 si prevedeva un ritorno sull’investimento in AI in tre-cinque anni, ora due CEO su tre stimano risultati in uno-tre anni. Tuttavia, le sfide regolamentari, etiche e legate ai dati restano centrali.
La transizione tecnologica richiede anche un cambio di paradigma organizzativo: riqualificare, assumere e trattenere talenti diventa essenziale, in un contesto segnato da divari generazionali e culturali. Il 77% dei CEO vede impatti diretti sulla crescita dalla trasformazione dei ruoli, ma il 63% teme effetti culturali negativi interni e il 33% evidenzia resistenze all’adozione tecnologica. In parallelo, cresce la fiducia sulla sostenibilità: il 61% ritiene realistico l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2030, con ostacoli più legati alla decarbonizzazione della supply chain (25%) e alla mancanza di competenze ESG (21%) che ai costi. Tuttavia, solo il 29% dei CEO integra già la sostenibilità nelle scelte d’investimento, evidenziando un divario da colmare tra strategia e operatività.

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Cat nat, il modello francese alla prova

L’articolo mette alla prova il modello francese di protezione Cat Nat evidenziando come il sistema sia oggi sotto forte pressione a causa dell’aumento dei rischi climatici e dei costi dei sinistri. Secondo l’indagine dell’associazione dei consumatori Ufc‑Que Choisir, gli eventi climatici del 2024 sono costati alle compagnie francesi circa 5 miliardi di euro, rendendo quell’anno uno dei più onerosi dalla creazione del programma nel 1982. Nel frattempo, il supplemento sulle polizze casa destinato al finanziamento del Cat Nat è quasi raddoppiato, passando dal 12% al 20%, e la franchigia per i danni da siccità è aumentata significativamente, mentre permangono segnalazioni di coperture ridotte e clausole di esclusione poco chiare che penalizzano gli assicurati. Nonostante il 98% delle abitazioni principali in Francia sia tecnicamente coperto da una polizza multirischio con Cat Nat, l’associazione chiede una riforma urgente del modello per garantirne sostenibilità, trasparenza e adeguatezza delle coperture in un contesto di cambiamento climatico sempre più marcato.

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Il rapido invecchiamento della popolazione continuerà a mettere sotto pressione i sistemi pensionistici

‍Secondo un nuovo rapporto dell’OCSE, il rapido invecchiamento della popolazione — accentuato da bassi tassi di natalità e dall’aumento dell’aspettativa di vita — continuerà a mettere sotto pressione i sistemi pensionistici nei paesi avanzati, compresa l’Italia, in un momento in cui il debito pubblico è elevato e le esigenze di spesa si moltiplicano. Nel lungo periodo la popolazione oltre i 65 anni crescerà molto più rapidamente di quella in età lavorativa, con la conseguenza che per 100 persone tra 20 e 64 anni ce ne saranno circa 52 di 65 anni o più entro il 2050, rispetto alle 33 attuali; questo comporterà un aumento dei costi per pensioni e assistenza e una diminuzione delle entrate contributive, imponendo riforme strutturali per garantire sostenibilità finanziaria e sicurezza in età avanzata.

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Inverno demografico: le risposte del settore assicurativo

Nel documento “Inverno demografico: le risposte del settore assicurativo” (Insurance Daily, 3 dicembre 2025), il presidente di ANIA Giovanni Liverani ha presentato alla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’invecchiamento una serie di proposte per affrontare il rischio sistemico rappresentato dalla transizione demografica italiana. Con una popolazione over 65 in crescita (dal 24,3% nel 2023 al 34% previsto nel 2050) e un progressivo squilibrio tra pensionati e lavoratori, Liverani ha evidenziato l’urgenza di sviluppare un welfare privato integrativo per affiancare il sistema pubblico e contenere l’impatto economico, stimato fino al 25% del PIL per pensioni e assistenza.

Le assicurazioni possono giocare un ruolo strategico nella copertura della non autosufficienza, nella previdenza complementare e nell’assistenza sanitaria. ANIA propone due linee d’azione prioritarie: da un lato, una maggiore alfabetizzazione finanziaria fin dalle scuole e campagne informative strutturate; dall’altro, incentivi fiscali e regolamentari per favorire l’adesione automatica alla previdenza integrativa, la revisione dei limiti di deducibilità, l’introduzione di una copertura LTC obbligatoria e la promozione delle rendite come forma di erogazione. In assenza di interventi, avverte ANIA, sono a rischio l’equilibrio intergenerazionale, la sostenibilità della spesa pubblica e l’adeguatezza delle prestazioni future.

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Cyber Resilience Report 2025 di QBE, in collaborazione con Control Risks

L’adozione del cloud e dell’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente la gestione dei rischi aziendali, migliorando l’automazione e l’efficienza operativa. Tuttavia, questa evoluzione, tanto rapida quanto pervasiva, espone le imprese a nuove vulnerabilità informatiche, aggravate dalla complessità crescente delle infrastrutture digitali e dalla diffusione su larga scala di piattaforme ibride e servizi in cloud.​

Tra le minacce principali si registra l’ascesa di ransomware sempre più sofisticati, capaci di infiltrarsi sia nei sistemi locali che in quelli cloud, mirando a cifrare o esfiltrare dati sensibili. Il phishing si conferma il principale vettore di attacco, veicolato spesso tramite email aziendali legittime. L’interconnessione tra fornitori e clienti amplifica i rischi: la compromissione di un solo provider può generare impatti sistemici. Inoltre, tecnologie come deepfake e GenAI sono impiegate per frodi finanziarie, manipolazione dei dati e attività di ricognizione malevola.

​Le conseguenze economiche non si limitano alle perdite dirette, ma includono danni reputazionali, azioni legali e gravi interruzioni operative. Il bug del Falcon Sensor di CrowdStrike nel 2024, che ha bloccato oltre 8,5 milioni di dispositivi, ha mostrato come anche un malfunzionamento tecnico possa avere impatti globali e facilitare ulteriori attacchi, come ondate di phishing.

L’intelligenza artificiale è quindi alleata e minaccia: il 78% delle aziende già la utilizza in almeno una funzione, ma la stessa tecnologia è sfruttata da criminali informatici per rafforzare la potenza e la precisione degli attacchi. La Generative AI amplifica le capacità sia difensive che offensive nel cyberspazio, cambiando gli equilibri di forza.​

Per costruire una vera cyber resilience, è essenziale integrare la gestione del rischio fin dall’inizio nei processi tecnologici. Tra le pratiche chiave si segnalano: identity & access management, audit regolari, crittografia end-to-end, monitoraggio continuo, threat intelligence e piani di risposta agli incidenti. Fondamentale anche la valutazione dei fornitori e la gestione del rischio nella supply chain.

In conclusione, la resilienza informatica non è più un’opzione ma una condizione essenziale di sopravvivenza. Solo chi saprà integrare prevenzione, preparazione e capacità di risposta nel proprio DNA operativo potrà resistere e prosperare in un ecosistema digitale sempre più interconnesso e vulnerabile.

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Sì al sequestro delle somme oggetto di riscatto di una polizza vita

Quando termina la funzione previdenziale della polizza vita, il giudice penale può sequestrare le somme per finalità di confisca. È quanto chiarito in modo dettagliato dalla Corte di Cassazione penale, con una sentenza che ha affrontato la questione dell’impignorabilità dei capitali assicurativi ai sensi dell’art. 1923 c.c. in relazione a un caso di riscatto di una polizza vita da parte di un soggetto indagato per ricettazione. La Corte ha stabilito che, se la polizza non ha svolto la sua funzione previdenziale (es. in caso di riscatto anticipato), le somme ottenute rientrano nel patrimonio ordinario del soggetto e non godono più della tutela dell’impignorabilità, né ai sensi dell’art. 1923 c.c. né dell’art. 545 c.p.c.

In particolare, la Corte distingue nettamente tra polizza vita con funzione previdenziale (che tutela diritti costituzionalmente garantiti e quindi è protetta) e riscatto della polizza che costituisce un disinvestimento e non assolve più a funzioni assistenziali o previdenziali. In questo secondo caso, le somme ricevute diventano un reddito ordinario e possono essere sottoposte a sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, anche in ambito penale. Si tratta di un chiarimento importante, che segna un limite all’impignorabilità delle polizze vita quando viene meno la loro destinazione originaria.

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Scenari di innovazione per l’Rc auto

Nel video “Scenari di innovazione per l’RC Auto” (Insurance Connect TV) viene evidenziato che la rivoluzione nel mercato dell’RC Auto è già in corso, con un ruolo centrale giocato dall’integrazione di dati e dispositivi per migliorare l’engagement dei clienti, ridurre il loss ratio e rafforzare la sostenibilità del business delle compagnie. L’intervento di Matteo Carbone, fondatore e direttore dell’IoT Insurance Observatory, mostra esempi concreti di come l’uso intelligente di tecnologie, telematica e dati possa trasformare prodotti e processi assicurativi in un settore sempre più orientato alla mobilità connessa e alle esigenze del cliente. Il messaggio chiave è che il mercato è pronto all’innovazione, e ora alle compagnie spetta sviluppare offerte adeguate alla domanda emergente, sfruttando pienamente i nuovi strumenti tecnologici e i dati disponibili.

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IVASS, pubblicati i dati della raccolta premi al primo semestre dal 2011 al 2025

Nel primo semestre 2025, la raccolta premi delle imprese assicurative con stabile organizzazione in Italia ha raggiunto 88,9 miliardi di euro, in crescita rispetto al 2024. Il settore Vita ha registrato un incremento del +9,0% su base annua (62,9 miliardi), con un forte contributo del ramo III (+32,6%) e del ramo VI (+44,8%), mentre il ramo I ha subito un lieve calo (-1,4%) . Il settore Danni ha totalizzato 26 miliardi di euro, in aumento del +7,4%, con crescita sia nel comparto auto (+7,5%, trainato dal CVT +11,5%) sia nel non-auto (soprattutto Malattia +12,7% e Incendio +21,4%, anche per effetto dell’obbligo di copertura cat nat) .

Sul fronte distributivo, per il Vita si rafforza il peso di Sportelli bancari/postali e Consulenti finanziari (questi ultimi saliti al 17,7%), mentre calano Broker e Agenzie con mandato. La raccolta resta dominata dai premi unici (85,7%). Nel Danni, si conferma la crescita della quota di mercato degli stabilimenti di imprese estere, soprattutto nei rami specialistici, mentre le imprese italiane mantengono la quasi totalità della raccolta nel Vita.

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Assicurazioni digitali: tra voglia di AI e paura dei dati

L’articolo “Assicurazioni digitali: tra voglia di AI e paura dei dati” illustra come il settore assicurativo stia abbracciando con entusiasmo l’intelligenza artificiale per migliorare efficienza, personalizzazione e rapidità dei servizi, ma debba allo stesso tempo confrontarsi con un crescente timore legato alla protezione dei dati personali.

Le compagnie vedono nell’AI un’opportunità per rivoluzionare i processi, specialmente nella sottoscrizione, gestione sinistri e customer care. Tuttavia, la diffidenza dei clienti verso la condivisione delle proprie informazioni e l’utilizzo poco trasparente degli algoritmi rappresentano un ostacolo concreto all’adozione su larga scala. Per superarlo, il settore dovrà investire in educazione digitale, trasparenza nell’uso dell’AI e regolamentazioni etiche, garantendo che i benefici dell’innovazione tecnologica non compromettano la fiducia tra assicuratore e assicurato.

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Mga (o Mgu)

Le Mga (Managing General Agent) o Mgu (Managing General Underwriting) sono intermediari assicurativi specializzati che operano per conto delle compagnie, con poteri estesi rispetto agli agenti o broker tradizionali. Possono sottoscrivere rischi, emettere polizze e gestire sinistri senza che la compagnia debba avere una presenza diretta sul territorio, agendo così con maggiore flessibilità e rapidità in nicchie complesse come cyber risk, D&O o RC professionale.

La delega operativa che le autorizza a operare è definita tramite un Binding Authority, che conferisce anche facoltà di pricing. Il rischio tecnico (underwriting risk) è a carico della Mga, mentre il rischio finanziario resta in capo alla compagnia. In cambio, le Mga ricevono commissioni standard e variabili (profit commission) legate alla qualità tecnica del portafoglio intermediato.

Questa forma di intermediazione rappresenta una minaccia percepita da parte degli agenti monomandatari, ma anche un’opportunità per ampliare portafogli su rischi di nicchia, grazie alla loro specializzazione e uso della tecnologia. Le Mga si stanno affermando sempre più nel panorama assicurativo globale: nel solo mercato USA, nel 2024 hanno intermediato quasi il 57% dei premi del ramo property/casualty. L’istituzione della Fase, la federazione europea delle Mga, testimonia l’importanza crescente di questo modello per una distribuzione più agile e innovativa.

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Brokeraggio assicurativo italiano: cosa ci aspetta dopo la grande ondata di M&A

Salvatore Infantino, nel suo post LinkedIn, evidenzia come il brokeraggio assicurativo italiano sia stato trasformato radicalmente dall’ondata di fusioni e acquisizioni (M&A), che ha visto piccole realtà indipendenti entrare a far parte di grandi gruppi internazionali e fondi di investimento. Questo cambiamento ha portato nuove sfide e opportunità.

Guardando al futuro (5–10 anni), ci si aspetta più concorrenza, nuove dinamiche tra vecchi e nuovi soci, e una vera e propria “corsa ai talenti”. Infantino sottolinea l’importanza crescente di innovazione, competizione e soprattutto del capitale umano nel determinare il successo delle imprese del settore.

Chiude invitando i lettori a leggere il suo articolo completo, per approfondire gli scenari evolutivi del settore assicurativo post-M&A.

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Il commento dell’Ania al ddl Pmi

L’Ania accoglie con favore le modifiche contenute nel ddl Pmi, attualmente in esame alla Camera, ritenendo che esse rendano il quadro normativo più coerente e funzionale per il settore assicurativo. In particolare, l’articolo 9 del disegno di legge chiarisce l’ambito di applicazione dell’art. 122-bis del Codice delle assicurazioni private, escludendo dall’obbligo di Rc auto i carrelli elevatori (muletti) e i veicoli impiegati in aree portuali, aeroportuali e ferroviarie, purché già coperti da altre forme di responsabilità civile. La modifica è vista positivamente perché risolve una criticità operativa per assicuratori e imprese.

Durante l’iter al Senato è stato inoltre aggiunto un comma che estende la deroga alle macchine agricole non immatricolate, purché utilizzate in aree non aperte al pubblico e coperte da un’assicurazione diversa dalla Rc auto. In queste casistiche, non è previsto l’intervento del Fondo di garanzia per le vittime della strada, se la copertura assicurativa è già garantita da una polizza volontaria o normativa.

L’Ania considera il provvedimento un intervento atteso e rilevante, auspicando che venga confermato senza modifiche nella versione attuale per garantire certezza del diritto e uniformità applicativa da parte di imprese e operatori del settore.

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Novità Rc auto

È ufficiale: l’aliquota fiscale sulle polizze RC Auto che coprono l’infortunio del conducente passerà dal 2,5% al 12,5% a partire dal 1° gennaio 2026. La misura, proposta da Fratelli d’Italia e inclusa nella legge di bilancio, ha ottenuto il via libera e attende solo la bollinatura della Ragioneria dello Stato. L’aumento non avrà effetto retroattivo, quindi riguarderà solo le polizze sottoscritte o rinnovate nel nuovo anno. Una decisione che impatterà su consumatori e compagnie, chiamati a fronteggiare un incremento del carico fiscale in un ramo già delicato.

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Il modello agenziale è al capolinea?

Il modello agenziale tradizionale della distribuzione assicurativa italiana, basato su prossimità territoriale, relazione personale ed esclusività contrattuale, mostra oggi segni di cedimento. La digitalizzazione, la ricerca di soluzioni personalizzate e la necessità di ridurre i costi rendono il ruolo dell’agente sempre più oneroso e limitato. Al contrario, i broker – operando in indipendenza e costruendo ecosistemi digitali – offrono consulenza personalizzata e integrano servizi finanziari, assicurativi e di risk management, posizionandosi come partner strategici dei clienti.

Anche le compagnie assicurative stanno rivedendo i propri modelli, puntando su piattaforme digitali, insurtech e canali diretti, cercando di mantenere il controllo sulla relazione col cliente finale. Gli agenti non scompariranno, ma dovranno evolversi in consulenti ibridi, capaci di integrare competenze tecniche, relazionali e digitali. In questo nuovo scenario, i broker emergono come protagonisti e le compagnie si trasformano in piattaforme, in una rivoluzione silenziosa ma profonda che sta riscrivendo le regole del gioco del mondo assicurativo.

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CONSOB, dal 2019 sono oltre 1.500 i siti oscurati

La Consob ha diffuso un comunicato (5 dicembre 2025) sul suo impegno nel contrasto all’abusivismo finanziario online: da quando (luglio 2019) l’Autorità ha poteri per oscurare siti di intermediari finanziari abusivi, ha disposto la chiusura di oltre 1.500 siti web e 763 pagine web, per un totale di 2.270 domini che offrivano servizi di investimento o attività collegate alle cripto-attività senza autorizzazione. Nell’ultima settimana la Consob ha ordinato l’oscuramento di 11 nuovi siti, di cui dieci legati ad attività cripto non autorizzate e uno a intermediazione finanziaria abusiva, e dall’inizio del 2025 sono stati bloccati 307 domini, 196 per offerta non autorizzata di servizi di investimento e 111 per cripto-attività abusive. L’Autorità richiama i risparmiatori a verificare preliminarmente l’autorizzazione degli operatori e la presenza dei documenti informativi previsti prima di investire e segnala sul suo sito la sezione “Occhio alle truffe!” con informazioni utili per evitare iniziative finanziarie abusive.

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I reali costi delle auto elettriche

L’articolo di Assinews sui reali costi delle auto elettriche presenta un’analisi completa dei fattori economici che frenano la diffusione delle EV in Italia. Nonostante una tecnologia sempre più matura, le auto elettriche restano poco appetibili per i consumatori italiani, principalmente a causa di prezzi d’acquisto elevati, scarsa autonomia, limitata rete di ricarica e costi assicurativi e di manutenzione percepiti come alti.

Nel 2025, le immatricolazioni EV in Italia sono ferme al 5,2%, contro una crescita costante delle ibride. Il costo medio dell’RCA per un’auto elettrica è più alto rispetto a benzina o diesel (620 € vs 483 €), a causa di riparazioni più complesse, costi delle batterie, presenza di componenti elettroniche delicate e procedure di sicurezza specifiche. Tuttavia, i costi di manutenzione ordinaria sono sensibilmente inferiori: in media le EV costano il 47% in meno delle termiche per tagliandi, secondo Sicurauto.

Uno dei principali ostacoli resta il costo delle batterie, che può arrivare fino al 69% del valore del veicolo, come evidenziato nei confronti su modelli elettrici, PHEV e mild hybrid pubblicati a pagina 5. La riparabilità è spesso limitata, costringendo alla sostituzione totale. Le PHEV hanno batterie più economiche, ma sistemi più complessi e maggiori possibilità di guasto.

Dal punto di vista dell’affidabilità, secondo ADAC le EV si guastano meno delle termiche nei primi quattro anni, ma i problemi alle batterie 12V e ai sistemi elettronici sono diffusi. Anche Consumer Reports segnala un’affidabilità inferiore dell’80% rispetto ai motori a combustione, soprattutto per i veicoli più datati. Le ibride leggere e full hybrid, al contrario, risultano più affidabili.

Il costo della ricarica domestica è contenuto (circa 9 euro per 300–350 km, ovvero 2,7 €/100 km), mentre le colonnine pubbliche restano costose. Infine, l’articolo conclude che la mobilità elettrica resta una soluzione sostenibile, ma ancora poco accessibile per la maggioranza degli italiani, con margini di miglioramento in infrastrutture, incentivi e calo dei prezzi futuri.

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Il cliente digitale ci sta parlando. sappiamo come ascoltarlo?

L’articolo “Il cliente digitale ci sta parlando. Sappiamo come ascoltarlo?” di Sara Tortelli (Assinews, dicembre 2025) sottolinea l’importanza, per gli intermediari assicurativi, di trasformare i dati digitali in ascolto attivo e decisioni misurabili. La semplice pubblicazione di contenuti online, infatti, senza un metodo per interpretare le reazioni del pubblico, può portare alla sensazione frustrante del “post nel vuoto”.

Per superare questo limite, è necessario guardare ai dati non come a statistiche astratte ma come segnali umani: un click segnala interesse, un tempo di lettura prolungato comunica fiducia, un download è una richiesta di aiuto. Usando strumenti accessibili come LinkedIn Analytics, Google Analytics 4 e i dati delle newsletter, si possono raccogliere informazioni preziose sul comportamento degli utenti. Il focus deve essere sui KPI di valore (conversioni, CTR, lead qualificati, tempo di lettura) piuttosto che sulle vanity metrics (like, follower, impression).

Infine, l’autrice propone un ciclo virtuoso in 4 fasi — ascolto, interpretazione, azione e misurazione — per trasformare i segnali digitali in vere opportunità commerciali. La conclusione è chiara: nel mondo digitale, la capacità di ascoltare è più strategica che quella di parlare. I dati sono la lingua dei clienti: saperla interpretare è la chiave per costruire fiducia e business duraturo.

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Uno spazio da assicurare

L’articolo “Uno spazio da assicurare” approfondisce come l’aumento delle attività spaziali e dei detriti orbitali, unito all’ingresso di operatori privati, stia ponendo nuove sfide legali e assicurative. Il diritto spaziale, basato su trattati degli anni ‘60 e ‘70 (tra cui l’Outer Space Treaty del 1967 e la Convenzione del 1972), assegna allo Stato la responsabilità per le attività spaziali, anche se svolte da soggetti privati. Questo comporta conseguenze importanti per le coperture assicurative, che devono confrontarsi con responsabilità oggettive, azioni di rivalsa e nuovi rischi operativi.

In Italia, la Legge 89/2025 sull’Economia dello Spazio introduce un obbligo assicurativo fino a 100 milioni di euro per gli operatori spaziali, ma presenta criticità: la copertura del dolo, l’azione diretta verso le compagnie e il massimale superiore agli standard europei potrebbero ostacolare l’offerta assicurativa. Nonostante ciò, la legge rappresenta un passo importante per costruire un sistema di gestione del rischio spaziale più coerente, dove il settore assicurativo ha un ruolo centrale nel garantire prevedibilità, sostenibilità e responsabilità.

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Novità sulle polizze catastrofali per le micro e piccole imprese del settore turistico e della somministrazione

Il decreto Milleproroghe 2026 ha modificato i termini dell’obbligo assicurativo: la scadenza per la stipula delle polizze catastrofali non sarà più 31 dicembre 2026, ma 31 marzo 2026. La proroga, quindi, è stata ridotta a soli tre mesi, interessando categorie come alberghi, B&B, ristoranti, bar e pubblici esercizi. Una decisione che rappresenta un ripensamento da parte del Governo rispetto a quanto inizialmente previsto nel testo del Consiglio dei Ministri dell’11 dicembre 2025.

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ANIA: Il sistema welfare italiano

Il Presidente di ANIA, Giovanni Liverani, ha lanciato un forte allarme in audizione parlamentare: la transizione demografica minaccia la sostenibilità del welfare italiano, ormai giunto a un punto di svolta cruciale.

Secondo Liverani, in assenza di interventi strutturali, si rischiano gravi squilibri intergenerazionali, con conseguenze sull’adeguatezza delle prestazioni e sulla stabilità delle finanze pubbliche. L’industria assicurativa non si limita però a segnalare il problema: offre soluzioni concrete, mettendo a disposizione esperienza tecnica, gestione del rischio e strumenti finanziari.

L’obiettivo, ha spiegato, è trasformare l’invecchiamento della popolazione da minaccia a opportunità, dotando il Paese di un sistema di protezione sociale moderno e resiliente, che garantisca equità e sostenibilità. Il settore assicurativo può e deve giocare un ruolo chiave in questa trasformazione.

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Perchè la d&o non è operativa per le lesioni a terzi?

L’articolo di Elio Marchetti pubblicato su Assinews spiega in modo approfondito perché le polizze D&O (Directors & Officers), nella loro formulazione più comune, non coprono i danni da lesioni a persone, nemmeno indirettamente. La ragione principale è che la maggior parte dei contratti D&O copre esclusivamente le “perdite patrimoniali” e spesso esclude esplicitamente i danni fisici a cose e persone. Anche in assenza di una definizione esplicita di “danno”, queste esclusioni sono quasi sempre presenti nell’articolo dedicato alle esclusioni.

Tuttavia, può sorgere un margine di copertura nel caso di danni indiretti (o riflessi), ad esempio in un’azione sociale di responsabilità (ASR) promossa dalla società contro gli amministratori per mala gestio che abbia causato un danno patrimoniale. In molti contratti D&O l’ASR è effettivamente coperta, ma se il danno alla persona è l’origine dell’azione, la copertura rischia di venire meno se le esclusioni sono estese anche alle conseguenze indirette di eventi esclusi.

Ulteriore complicazione nasce nei contratti che includono la sezione B (side B), dove la società è rimborsata per aver manlevato gli amministratori. In questi casi, se la società è contemporaneamente assicurata e danneggiata, si crea un conflitto di ruoli. La possibilità di far valere l’ASR dipende dalla definizione contrattuale di “terzo”: se la società è esclusa dal novero dei terzi danneggiati, la copertura non opera. Tuttavia, la sola sovrapposizione di ruoli non è sufficiente per escludere automaticamente la garanzia: è sempre necessaria un’analisi dettagliata delle clausole.

Infine, l’articolo evidenzia il rischio di clausole ambigue o deroghe che, se non chiaramente evidenziate nella nota informativa, possono configurarsi come vessatorie o addirittura nulle. Gli intermediari hanno quindi un obbligo di trasparenza precontrattuale: devono chiarire chi è l’assicurato, chi è considerato “terzo” danneggiato, se la società può agire in ASR, e se vi siano limiti a questa possibilità.

In sintesi, la D&O in genere non copre le lesioni a persone, né direttamente né indirettamente, salvo eccezioni contrattuali molto ben definite. La struttura dei contratti, la trasparenza dell’informativa e le definizioni di assicurato e terzo sono elementi decisivi per determinare l’effettiva operatività della copertura.

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L’implementazione dell’AI nelle assicurazioni property

L’articolo esamina l’applicazione dell’intelligenza artificiale nelle assicurazioni property, con un focus sulla protezione antincendio. L’AI permette una gestione dinamica e predittiva del rischio, grazie all’analisi automatica di grandi volumi di dati da sensori, meteo e strutture edilizie. Questo consente valutazioni rapide, rilevamento precoce dei pericoli e gestione ottimizzata dei sinistri, rendendo le coperture più efficienti e proattive. Tuttavia, l’implementazione su larga scala è ostacolata da problemi tecnologici, culturali e normativi, in particolare per quanto riguarda GDPR e AI Act.

Dal punto di vista pratico, l’AI è già usata in edifici intelligenti, per attivare in automatico allarmi, chiusure antincendio, estrattori di fumo e per pianificare evacuazioni sicure. In ambito preventivo, l’AI supporta la manutenzione predittiva, rilevando in anticipo guasti o segnali di pericolo. In fase di emergenza, ottimizza l’intervento dei soccorsi, definendo priorità, percorsi ottimali e integrando anche droni e robot per aree inaccessibili. Si parla anche dell’utilizzo del Building Information Modeling (BIM) per simulazioni antincendio basate su dati reali e storici, e dell’integrazione dell’AI nei processi di monitoraggio, manutenzione e risposta ai sinistri, rendendo possibile una significativa riduzione dei danni e tempi di ripristino più rapidi.

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Ania: Allianz resta

Allianz ha revocato la richiesta di recesso da ANIA, la principale associazione delle imprese assicuratrici italiane. Il dietrofront è avvenuto contestualmente all’approvazione delle modifiche statutarie e della nuova governance durante l’assemblea dell’associazione. Una decisione significativa che segna un riavvicinamento dopo la recente tensione istituzionale.

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Rami Malattia e Incendio: Chi domina il mercato?

Il post presenta la classifica 2024 dei leader nei rami Malattia e Incendio secondo l’analisi KPMG e Milano Finanza, basata sui bilanci di 85 compagnie assicurative italiane. Nel ramo Malattia, domina Unisalute con oltre 922 milioni di premi contabilizzati e una quota di mercato del 21,44%, seguita da Generali Italia e Intesa Sanpaolo RBM Salute. Il ranking mostra quote di mercato, premi, sinistri e variazioni rispetto all’anno precedente, offrendo una panoramica dettagliata delle performance dei principali attori del mercato.

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L’arbitro assicurativo: dal reclamo al ricorso

Il post di Maurizio Hazan riassume le novità sull’Arbitro Assicurativo, attivo dal 15 gennaio 2026, che consentirà ai clienti insoddisfatti di ricorrere a un sistema alternativo di risoluzione delle controversie dopo un reclamo respinto o ignorato. La procedura sarà telematica, con un contributo simbolico di 20 euro, e potrà essere avviata da assicurati, beneficiari e danneggiati. Le decisioni dell’Arbitro non saranno vincolanti, ma le compagnie dovranno tenerne conto nelle risposte ai reclami. L’iniziativa punta a semplificare, accelerare e rendere più trasparente la tutela del cliente assicurativo, rafforzando l’equilibrio tra le parti.

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Cauzioni: Chi domina il mercato?

Il post di Salvatore Infantino presenta la classifica 2024 delle compagnie leader nel ramo Cauzioni, elaborata da KPMG e Milano Finanza. Dominano il mercato Sace e Sace BT, seguite da Revo Insurance, Generali Italia e UnipolSai Ass.ni. L’analisi include premi contabilizzati, quote di mercato, gradi di concentrazione, premi e sinistri di competenza, spese di gestione, combined ratio e risultati tecnici. Si tratta di uno studio dettagliato sui bilanci di 85 compagnie assicurative, utile per comprendere le dinamiche competitive e reddituali del comparto cauzioni in Italia.

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Condurre il monopattino “alticci” integra il reato di guida in stato di ebbrezza

La Corte di Cassazione ha stabilito con la sentenza n. 37391/2025 che guidare un monopattino elettrico in stato di ebbrezza costituisce reato ai sensi dell’art. 186 del Codice della Strada, equiparando di fatto il monopattino a un veicolo. Non è stata accolta la tesi difensiva secondo cui i monopattini non rientrano tra i veicoli contemplati dal Codice o che fossero assimilabili ai velocipedi. La Corte ha richiamato la legge 160/2019, che equipara i monopattini alle biciclette, e di conseguenza li sottopone alle stesse norme sulla circolazione e sicurezza stradale.

La pronuncia ribadisce che anche il conducente di un monopattino può essere perseguito penalmente se sorpreso alla guida in stato di ebbrezza, proprio come accade già per chi guida una bicicletta. Tuttavia, permangono alcune ambiguità normative, in particolare perché il Codice della Strada, anche dopo la riforma del 2024, non ha ancora esplicitamente disciplinato in modo chiaro e univoco la posizione dei monopattini, sollevando dubbi in merito alla piena conformità costituzionale di un’estensione normativa non espressamente prevista dalla legge penale.

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