1. La nascita della prima assicurazione moderna sulla vita (1706).
All’inizio del XVIII secolo l’Europa stava attraversando una fase di trasformazione economica e sociale che richiedeva nuovi strumenti di protezione. In questo contesto, nel 1706, a Londra venne fondata The Amicable Society for a Perpetual Assurance Office, considerata la prima vera assicurazione moderna sulla vita. La sua struttura introduceva un’idea rivoluzionaria: un sistema basato sulla mutualità, in cui i soci contribuivano con una quota annuale per garantire alle famiglie un’indennità certa alla morte di un membro.
​
L’innovazione non risiedeva solo nell’erogazione del beneficio, ma nella visione: il rischio della vita veniva trattato come un dato analizzabile, prevedibile e distribuibile. Questa prospettiva si ispirava alle prime elaborazioni statistiche dell’epoca. Già nel 1693 Edmond Halley aveva mostrato, nel suo celebre studio sulle tavole di mortalità, che “la vita umana può essere compresa attraverso la regolarità dei numeri”. Pur non utilizzando subito tali calcoli, la Amicable Society rappresentò il primo passo verso un approccio più razionale al rischio, aprendo la strada alla futura matematica attuariale.
​
Il modello inglese ebbe un’influenza che, nel corso dei decenni, si sarebbe riflessa anche in altri ​
Paesi europei.
In Italia, pur mancando nel 1700 una compagnia vita strutturata come quella britannica, esistevano istituzioni che anticipavano alcuni principi mutualistici, come i monti di pietà, le confraternite e le prime forme di mutuo soccorso embrionale. Pur non equivalendo a una polizza moderna, queste realtà condividevano l’idea centrale della tutela economica della famiglia in caso di morte. Solo nell’Ottocento, grazie alla diffusione del modello britannico, si svilupparono in Italia le prime assicurazioni vita moderne.
​
La creazione della Amicable Society non rappresentò soltanto un evento pionieristico per la Gran Bretagna, ma un riferimento europeo. Introdusse una nuova cultura del rischio: un approccio condiviso e collettivo alla protezione della vita umana. Nel corso del Settecento questa visione contribuì a trasformare il modo in cui le società occidentali pianificavano il futuro, segnando l’inizio della moderna sicurezza economica delle famiglie.

APPROFONDIMENTI:
-
Antonio La Torre, L'idea della mutualità, in Assicurazioni. - n. 60, pt. 1 (1993), P. 3-42
-
Traian Sofonea, Edmondo Halley e la sua tavola di mortalità : a trecento anni dalla sua nascita (1656-1742), Trieste, 1957
​
​
Contenuti correlati
Sir Thomas Allen, cofondatore della Amicable Society, fu tra i primi a trasformare l’idea di protezione economica in un modello stabile basato sulla mutualità. In una Londra dinamica e fragile, comprese che la morte del capofamiglia lasciava molte famiglie senza risorse. Con la società del 1706 creò un sistema innovativo di contributi collettivi, anticipando le moderne assicurazioni sulla vita.
Thomas Allen: il visionario della mutualità nel 1706.

2. Le assicurazioni dei mezzi di trasporto nel Settecento.
Nel Settecento il trasporto era uno dei settori più esposti ai rischi e al tempo stesso più vitali per l’economia europea. Le forme di assicurazione dedicate ai mezzi di trasporto si svilupparono soprattutto nel mondo marittimo, che rappresentava il cuore del commercio internazionale.
Nei caffè di Lombard Street, dove operavano gli underwriter dei Lloyd’s, mercanti e armatori stipulavano polizze per navi e carichi con clausole ormai riconosciute dai tribunali commerciali. Come documentano gli archivi dei Lloyd’s, queste coperture proteggevano da tempeste, naufragi, pirateria e catture nemiche, rischi frequenti sulle rotte verso l’America, l’Africa e l’Asia.
​
La complessità crescente di questi contratti favorì la nascita e il consolidamento di compagnie assicurative specializzate nel settore dei trasporti marittimi, una delle prime forme di impresa assicurativa moderna.​

Secondo Clarke e Borscheid, nel corso del secolo sorsero organismi più stabili rispetto ai singoli underwriter: compagnie capaci di accumulare capitale, diversificare il rischio e offrire coperture più affidabili a un commercio in rapida espansione.
​
Queste istituzioni, nate per sostenere navi e merci, costituirono la base dell’intero sviluppo successivo dell’assicurazione dei trasporti.
​
Accanto al settore marittimo, comparivano le prime polizze terrestri, seppur in forma ancora embrionale. Fonti come Rogers e Dickson attestano contratti privati per carrozze, diligenze e cavalli da posta, mezzi essenziali per collegamenti a lunga distanza. Le coperture riguardavano la perdita del mezzo, danni da incidente o furto, e in alcuni casi la morte dei cavalli. Anche in questo ambito cominciarono a emergere piccole realtà assicurative, spesso locali, che cercavano di imitare il modello marittimo per offrire maggiore stabilità ai proprietari dei veicoli. Pur non paragonabili alle compagnie dedicate al trasporto via mare, rappresentavano i primi tentativi di applicare un principio organizzato di tutela al movimento terrestre.
​
Il Settecento fu dunque un secolo di passaggio: il trasporto marittimo disponeva già di compagnie strutturate e riconosciute, mentre il trasporto terrestre stava appena avvicinandosi alla logica assicurativa. Da questa evoluzione graduale sarebbe nata, nel secolo successivo, la moderna assicurazione dei trasporti in tutte le sue forme.
​
​
APPROFONDIMENTI:
-
George Hamon, Histoire générale de l’assurance, Paris, 1895
-
Peter Borscheid and Niels Viggo Haueter, World insurance : the evolution of a global risk network, Oxford, 2012
​
​
Contenuti correlati
Nel Settecento le carrozze erano veicoli privati eleganti, usati da nobiltà e borghesia per viaggi e rappresentanza.
Le diligenze, più robuste, trasportavano passeggeri e posta su lunghe distanze con orari definiti.
I cavalli da posta, cambiati nelle stazioni di percorso, garantivano velocità e continuità ai collegamenti.
Carrozze, diligenze e cavalli da posta nel Settecento.

3. Metodi matematici, Bernoulli e l’impatto sulle assicurazioni sulla casa e sui beni.
Nel Settecento, lo sviluppo delle assicurazioni sulla casa e sui beni subì una profonda trasformazione grazie all’introduzione dei metodi matematici nella valutazione del rischio. Prima di questo periodo, i premi assicurativi contro incendi o danni materiali erano stabiliti in modo empirico, basandosi su intuizioni o consuetudini locali. Tuttavia, con l’espansione urbana e l’aumento della vulnerabilità degli edifici, divenne urgente sviluppare un approccio più razionale e prevedibile alla gestione dei rischi patrimoniali.
​
Il contributo decisivo arrivò dal progresso del calcolo delle probabilità e dal lavoro di matematici come Daniel Bernoulli. Nel 1738, nel suo Specimen Theoriae Novae de Mensura Sortis, Bernoulli introdusse il concetto di utilità attesa, sostenendo che le decisioni rischiose non si basano solo sul valore economico, ma sulla percezione soggettiva della perdita e della sicurezza.
​
Questo principio spiega perché, nel Settecento, molti cittadini fossero disposti a pagare un
premio assicurativo per evitare il rischio — psicologicamente insopportabile — di perdere la casa e i beni familiari. La scelta di assicurarsi diventava dunque anche una risposta a bisogni emotivi: ridurre l’ansia, stabilizzare il futuro, dare protezione alla famiglia.
​
Parallelamente, i contributi di Jakob Bernoulli e Abraham de Moivre permisero la creazione di tabelle statistiche, distribuzioni di probabilità e l’elaborazione della legge dei grandi numeri, fondamentale per prevedere con maggiore stabilità la frequenza degli incendi. Questo rese possibile calcolare premi equi e sostenibili, rafforzando la fiducia dei cittadini nelle compagnie assicurative emergenti.
La dimensione psico-sociale svolse un ruolo cruciale: nelle grandi città europee, la densità abitativa e la memoria collettiva dei grandi incendi alimentavano un senso di fragilità condivisa. L’assicurazione divenne quindi non solo uno strumento economico, ma anche una forma di solidarietà organizzata, capace di trasformare la paura individuale in un sistema collettivo di protezione. La possibilità di ricostruire rapidamente un edificio o un’attività commerciale contribuì a rafforzare il tessuto comunitario e il senso di continuità urbana.
​
Gli strumenti matematici non solo portarono rigore scientifico, ma resero possibile una nuova

cultura della gestione del rischio: più consapevole, più razionale, ma anche più attenta ai bisogni emotivi delle persone. Entro la fine del Settecento, l’assicurazione sulla casa era diventata un pilastro della vita urbana, capace di unire matematica, sicurezza economica e stabilità sociale, gettando le basi per la moderna scienza attuariale e per il ruolo sociale dell’assicurazione.
​
APPROFONDIMENTI:
-
Renato Bordone, Dal banco di pegno all'alta finanza : lombardi e mercanti-​banchieri fra Paesi Bassi e Inghilterra nel Trecento, Asti, 2007
-
Francesco Mansutti, I lombardi di Lombard Street : storia dei mercanti italiani in Inghilterra, Roma, 2011
​
​
Contenuti correlati
La famiglia Bernoulli, celebre dinastia di matematici di Basilea, ha dato contributi fondamentali alla matematica del rischio.
Jakob Bernoulli introdusse la legge dei grandi numeri, base della previsione statistica nei sinistri.
Daniel Bernoulli sviluppò il principio di utilità attesa, spiegando perché le persone scelgono di assicurarsi. I Bernoulli posero così le basi teoriche della moderna scienza assicurativa.
Bernoulli: la famiglia che ha dato forma al rischio.

